ARTIGIANo DEL MESE - mohammad jeng
Il mestiere come linguaggio: la sartoria tra memoria, identità e trasformazione
Ci sono mestieri che viaggiano insieme alle persone e che, nel tempo, si arricchiscono di nuove influenze senza perdere le proprie radici. È il caso di Mohammad Jeng, sarto originario del Gambia che oggi lavora nella sua bottega a Palermo, dove realizza abiti su misura, riparazioni e accessori.
Il suo rapporto con l’arte della sartoria nasce da bambino, quando inizia a imparare il mestiere osservando e lavorando accanto a un amico del padre. «È lì che ho capito quanto questo lavoro mi piaceva», racconta. Da quel momento il cucito diventa una competenza da coltivare e uno spazio in cui esprimere la propria creatività: «Quando lavoro non penso ad altro».
Arrivato in Italia quasi dieci anni fa, Jeng costruisce il proprio percorso passo dopo passo. Studia la lingua italiana e partecipa ai percorsi della Sartoria Sociale, un’esperienza che gli permette di consolidare le sue conoscenze e di avvicinarsi alla possibilità di avviare una propria attività.
Oggi nella sua bottega realizza capi su ordinazione, riparazioni sartoriali e organizza anche corsi di cucito. Nel suo lavoro convivono tessuti africani e materiali italiani, jeans, ecopelle e stoffe recuperate. Una parte importante della sua produzione riguarda il riuso: vecchi pantaloni in denim vengono trasformati in zaini, borse e altri oggetti, dando una nuova funzione a materiali già esistenti.
La sua sartoria nasce così dall’incontro tra esperienze diverse: da una parte le tecniche apprese negli anni, dall’altra la ricerca sui materiali e il dialogo con chi gli affida un progetto. Ogni capo diventa il risultato di un processo fatto di ascolto, precisione e lavoro manuale.
Il percorso di Mohammad incontra quello di QuattroPuntoZero grazie ad Aloisa Moncada di Paternò, che in bottega gli racconta le opportunità offerte dalla Scuola Diffusa. Questo incontro ha portato a un sostegno concreto da parte di Fondazione Opera Mediterranea: l’acquisto di una nuova macchina da cucire, strumento che gli ha permesso di migliorare e ampliare la propria attività. «Spero che in futuro potremo fare tante cose insieme», racconta.
Parlando delle sfide che riguardano il futuro della sua professione, racconta della sua preoccupazione sulla trasmissione del mestiere. Gli piacerebbe insegnare a più persone ciò che ha imparato, ma riconosce una certa difficoltà nel trovare qualcuno interessato ad avvicinarsi alla sartoria.
La sua storia dimostra come un mestiere possa attraversare luoghi, culture e generazioni senza perdere la propria identità. Nella sua bottega la sartoria diventa uno spazio di incontro tra tradizioni diverse, materiali e nuove possibilità.
È proprio nel mettere in relazione conoscenze diverse, nate in luoghi e momenti differenti, e trasformarle in qualcosa di nuovo, che il suo lavoro trova il suo significato. Una pratica artigiana che continua a evolversi perché cresce attraverso le esperienze di chi la porta avanti.
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